“FAKE NEWS” perché sono così di moda?

fake news

Fake news è un’espressione inglese che tradotta significa notizie false, bufale o, disinformazione. Comunque le si vogliano etichettare, in inglese o in italiano, sono uno dei trend del momento che sembra fare seguito ad un’era di incertezza sulle informazioni.

Ad esempio, sono molto recenti le polemiche che sono dilagate  sui social media dopo la vittoria di Trump, colpevole di essersi appoggiato durante la sua campagna presidenziale a fake news e meme tendenziosi.

Chiunque navighi sui social si imbatte in varie notizie false, a sfondo politico, razziale, di cronaca, con una frequenza non indifferente. Si legge spesso della morte (per fortuna non reale) di un vip, di crimini commessi da una persona di una certa etnia… Ma perchè queste notizie diventano virali? Perchè un gran numero di persone le condivide e, ci crede?

Ad occuparsene recentemente un studio combinato tra la Columbia University e l’Università di Bloomington. Circa il 70% di persone è incline a considerare attendibili le notizie proposte dal proprio cerchio sociale: se le notizie provengono dalla nostra bolla di amici verranno probabilmente accettate senza troppe perplessità e senza controllare la veridicità della fonte.

A questo si aggiunga che, in generale, si è persa una parte di capacità critica, e il confine tra quello che consideriamo vero o falso sembri essersi assottigliato in modo pericoloso.

Lo studio denota che l’efficacia e la viralità di una notizia non dipendono dalla sua veridicità. Qualsiasi tipo di contenuto, che sia vero o falso, ha la stessa potenzialità di diventare un trend, specialmente le notizie di contenuto riguardante il gossip, o news che abbiano un elemento eclatante o allarmista.

A questo proposito si possono citare dei siti di notizie completamente inventate, creati a scopo di studio, che avvisavano che si trattava appunto di notizie false. Nonostante questo, le notizie venivano condivise ugualmente come vere.

Alcuni utenti continuano a scambiare il geniale e malizioso giornalismo di Lercio.it , che gioca proprio sui meccanismi disfunzionali del giornalismo online, come fonte di informazione affidabile.

Il problema è che le tecnologie per produrre e condividere notizie false sono alla portata di tutti. Ricordiamo il caso di un ragazzo che, con un sito fai-da-te, e notizie completamente inventante su inesistenti e cruenti crimini commessi da extracomunitari, ha generato una viralità sensazionale. Condivisioni a migliaia per ogni notizia.

Una volta scoperto e incriminato, svelò’ che aveva semplicemente notato una fobia collettiva e aveva pensato di alimentarla e sfruttarla per un piccolo guadagno personale. Perché ricordiamo, anche questo è un modo di guadagnare grazie ai click e alla pubblicità.

I motivi per cui si crede alle bufale e si contribuisce alla loro diffusione sono di origine psicologica, sociale e culturale, oltre al fatto che i social network non distinguono una notizia fasulla da una verificata, e le propongono senza filtri o censura.

Le convinzioni, amicizie e notizie all’interno fa abbassare la guardia e viene meno il pensiero critico. All’interno di questi mondi virtuali, la disinformazione attecchisce facilmente perchè viene accettata immediatamente come vera, senza accertarsi della fonte, cosa che noi consigliamo vivamente.

Occorrerebbe dare priorità alle notizie verificate all’interno dei social network secondo un ranking di affidabilità. In rete esistono instancabili “debunker” che hanno fatto della verifica della correttezza dell’informazione una vera e propria professione, come il giornalista Paolo Attivissimo.

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